LA MADONNA NEL PRESEPE DOMENICANO

Da novembre 28, 2008

Venerdi 28 Novembre, 2008

I DOMENICANI hanno, pure loro, un proprio Presepe? La tradizione del presepe, più comunemente ci riporta a San Francesco che a Greggio improvvisò un “Presepe Vivente” per far rivivere con maggiore frutto spirituale, alle persone che erano con lui, l’evento fondamentale della nostra fede cristiana: “il Verbo che si è fatto carne ed abitò tra noi”.
Anche i domenicani hanno il loro Presepe “raccontato” nelle “Vitae Fratrum” (Vita dei Frati) di fra Geraldo Frachet, risalente al 1260, uno dei primi scritti dell’Ordine domenicano, assieme al Libellus del beato Giordano di Sassonia (1233) e alla Legenda redatta da Pietro Ferrand (1237-42), da Costantino di Orvieto (1246-47), e da Bartolomeo di Trento (1245-1251).
Il Presepe che ci presenta il libro della “Vita dei Frati” è il “sicuro rifugio” che un giovane finalmente trova, dopo un’avventurosa e interessante ricerca, per liberarsi da una furiosa tempesta in cui si era cacciato. La simbologia che sottende, fa riscoprire nel giovane la situazione e l’immagine di ciascuno di noi: con l’invito a ripercorrere lo stesso itinerario, e con la promessa di ritrovare là, nel … presepe, anche noi il rifugio di salvezza.
Riportiamo per intero il racconto:

La Tempesta.
Nel tempo che ai frati predicatori fu donata la chiesa di san Nicola a Bologna, un giovane studente ben dotto ma dato alle vanità, fu convertito a penitenza per la seguente visione.
Gli pareva che una gran tempesta lo trovava (coglieva) in un campo, e fuggendo verso una casa (per ripararsi) la trovò serrata. Bussa e domanda di essere ricevuto; al quale la madonna (padrona) della casa rispose: “Io, chiamata GIUSTIZIA, abito qui, e questa è mia casa, e poiché tu non sei giusto, non entrerai in casa mia”.
Si duole il giovane e vede un’altra casa, e domanda di esser ricevuto. Al quale rispose la madonna della casa: “Io son VERITÀ e non ti ricevo perché la verità non libera coloro che non l’amano”.
Vide la terza abitazione e domanda essere ricevuto, è udì: “Io son qui PACE, ma non è pace agli empii, ma solamente agli uomini di buona volontà. Ma perché io penso le cogitazioni (propositi, disegni) della pace e non di afflizione, ti darò un utile consiglio. Di là da me abita la mia sorella la quale sempre aiuta i miseri, a lei va e adempi i suoi ammonimenti”. E fece così.
Al quale la MISERICORDIA si fece incontro – a questo modo la madonna si chiamava, – e disse: “Se tu desideri essere liberato da questa grande tempesta, va a San Nicola dove abitano i frati predicatori, e troverai lì la stalla della penitenza e il presepe della continenza, l’asino della semplicità con il bue della discrezione, Maria illuminante e Giuseppe proficiente (che aiuta a progredire nel bene) e Cristo il quale ti salverà”.
E svegliatosi costui e ruminando queste cose devotissimamente fece come gli era stato consigliato. Questo scrisse maestro Alessandro, uomo onesto e verace e lo raccontò nella sua scuola commentando il versetto della Scrittura: “misericordia et veritas obiaverunt sibi (la misericordia e la verità gli andarono incontro). Questo maestro era Alessandro di Stavensby, il grande professore di teologia a Bologna che, in seguito, fu fatto vescovo in Inghilterra dove era nato.

Dalla finale del racconto, che parla della misericordia e della verità che ci vengono incontro, possiamo come interpretare il senso e la finalità del racconto. Misericordia e verità, notiamo, sono le virtù che caratterizzano l’Ordine domenicano. Gli storici, infatti, mettono sempre in evidenza la “Misericordia”che animava la predicazione di san Domenico e la “Verità” che appare perfino nel blasone dell’Ordine. La predicazione dottrinale, infatti, volta a superare le eresie e ordinata alla salvezza delle anime, è il carisma domenicano.
Un quadro veramente splendido, questo presepe, che con il suo calore di famiglia, dovette apparire uno splendido e reale rifugio al giovane in pericolo di vita. Ogni “presenza”, inclusa quella dei due caratteristici animali, il bue e l’asino, sono messaggio di serenità e speranza per lui che si vede finalmente accolto.
La stessa cosa può capitare a noi, se cerchiamo con tutto il cuore! Quanto avremmo da riflettere! Tuttavia vogliamo fermare brevemente l’attenzione dei nostri amici lettori su quanto, nel Presepe, è scritto di Maria, la Madre del neonato Signore: “troverai lì…  Maria illuminante”.
La parola “troverai” ci riporta subito ai Magi che, guidati dalla luce della stella, trovarono il Bambino e sua Madre. Ma perché la Madonna diventa illuminante, perciò luce per il giovane (cioè per noi), che cerca riparo e potrà trovarlo solo in Cristo?
L’insegnamento è questo: è alla Madonna che dobbiamo ricorrere per capire il realismo della Incarnazione e il modo della nostra Redenzione operata da Gesù che nella pienezza dei tempi, appunto, nacque da donna, cioè da Maria.
Fin dalle origini, nell’Ordine domenicano, il posto di Maria è stato centrale nella vita e nella spiritualità dei frati che hanno voluto ricorrere a Maria, sede della Sapienza (Gesù), per l’incremento della loro predicazione. Ella è vista dai domenicani sempre sotto l’azione operante dello Spirito Santo, per la cui potenza, nel Suo grembo, si è formato il Salvatore. “Come Maria – argomenterà il b. Umberto de Romans, quarto Maestro dell’Ordine – “rivestì” il Verbo di Dio di “carne” per manifestarlo al mondo intero; così il frate predicatore, partecipando alla missione di Maria nel tempo, “riveste con la parola”, che predica, il Suo Figlio fatto uomo, per farlo conoscere al mondo.
Gli storici ci dicono che San Domenico, il fondatore dei domenicani, era solito unire sempre al canto dell’Ave maris stella, il canto del Veni Creator Spiritus. Domenico, inoltre, spronava i frati alla riverente preghiera ai Re Magi: “questi tre devoti Re” ( cf. P. LIPPINI, S. Domenico visto dai suoi contemporanei, ESD, Bologna 1982, p. 146).
Predicatori di Gesù, “Sapienza incarnata in Maria”, i frati Domenicani, secondo il loro motto, “contemplare e comunicare agli altri le realtà contemplate”, guardano a Maria come a “Colei che dà la Luce”. E’ Lei la dolce Regina che essi incessantemente lodano, benedicono e predicano”.
Commentava già il Savonarola. “Maria vuol dire illuminata e illuminatrice, perché, essendo Lei purificata, di celeste luce ha illuminato il mondo intero; Ella ha partorito in terra il Lume eterno, Gesù Signore nostro, rimanendo nella gloria della Sua verginità”.
(Per ulteriori approfondimenti consigliamo la lettura del libro di. P. R. SPIAZZI, Gli esercizi spirituali nella Vita domenicana, Ed. S. Sisto Vecchio, Roma 1968, pp. 229 ss).

(a cura di p. Eugenio Zabatta, o.p.).

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Questo é stato pubblicato il venerdì, novembre 28th, 2008 alle 18:12 ed é stato archiviato nel L'Angolo del Teologo. Both comments and pings are currently closed.

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